mercoledì 4 dicembre 2013

a day in the life: partenza, ritorno

A una settimana dal rientro in patria, mi approccio all'ultimo intervento. Inizialmente avevo pensato di scrivere una specie di conclusione che cercasse di esprimere un po' tutto quello che ho visto (e sentito) da queste parti. Poi però mi è balenata in mente l'immagine degli annuari scolastici "all'americana", del tipo "non dimenticherò mai..." e ho deciso di lasciar perdere - anche perché la cosa non è fattibile, quantomeno non nello spazio risicato di un blog.
 
Di conseguenza, continuo come se niente fosse, raccontando questi ultimi giorni passati soprattutto alla caccia di souvenir a destra e a manca. Ci sono principalmente due posti per questo tipo di acquisti, e uno è il cancello est della imponente Shwedagon Pagoda, dove botteghe di intagliatori lavorano incessantemente a statue di spiriti, alchimisti, buddha e quanto di più strano offre la religiosità birmana.
 

 
 
Il mercato si sviluppa all'esterno e all'interno della scalinata che porta al sito religioso vero e proprio. Per salire i gradini bisogna togliere le scarpe, e turbe di bambini armati di buste di plastica gridano "for de scius", approcciando i diversi turisti e chiedendo qualche contributo per l'inappuntabile servizio.
 
L'altro posto per gli acquisti è il Bogyoke Aung San Ze, mercato centrale che porta il nome del veneratissimo eroe nazionale Aung San: miglior posto per acquistare le pietre preziose che rendono famosa la Birmania in tutto il mondo, in questo edificio di epoca coloniale è possibile trovare anche botteghe artistiche di vestiti, statue e pietre, come pure cianfrusaglie varie, bigiotteria, cartoline e quant'altro.
 


 
Sto anche continuando sporadicamente a turisteggiare, e la settimana scorsa sono andato al Museo Nazionale di Yangon, dove per entrare è necessario lasciare ogni apparecchio elettronico, apparentemente per non meglio specificati motivi di sicurezza. Sono riuscito ad eludere i controlli e a portare dentro la macchina fotografica, così da potermi cimentare in qualche eroico scatto clandestino.

 
 
Museo gigantesco, stracolmo di cose da vedere: imperdibile il trono utilizzato un tempo per le questioni giudiziarie dalla ormai estinta stirpe reale birmana, che fa davvero un certo effetto, ma anche reperti archeologici, strumenti musicali, marionette, arte contemporanea hanno decisamente il loro perché.
 
Acquisti e turismo a parte, mi rimangono molti giorni liberi dato che il mio interprete è troppo impegnato per darmi retta con le ultime interviste. La mia presenza ai nat pwe rimane comunque regolare, e dato che la telecamera rimane ormai a casa, il livello di partecipazione cresce: la settimana scorsa sono stato tirato ancora una volta in mezzo alle danze, questa volta vestito di tutto punto.
 
 
Un sorriso smagliante. E ballando (ma "saltare" sarebbe più corretto) senza poter vedere niente (niente occhiali) ho quasi calpestato diverse persone. Sono stato ripreso dal (fortunatamente scarso) pubblico - un'esperienza nuova dato che fino ad adesso ero io quello dietro la macchina da presa.
 
I medium ci tengono a far sapere a "ol ior frends, ol ior frends" che fibbia e corona sono di oro vero.
 
Tra poco sono a casa.